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Consigli musicali e cinematografici

Gran Turismo Veloce – di Carne, di Anima

Disco della settimana “di Carne, di Anima” del gruppo toscano Gran Turismo Veloce.

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Questo che oggi vi consiglio è secondo me uno dei migliori dischi rock degli ultimi anni, uscito nel 2011 un po in sordina ma che ha trovato la sua affermazione negli anni successivi. “di Carne, di Anima” è stato una ventata di aria fresca nel panorama italiano e a portarlo sono stati i bravissimi Gran Turismo Veloce, band di Grosseto fondata nel 2008 che già aveva all’attivo un EP (“In un solo brivido”) i cui componenti sono Claudio Filippeschi alla voce, pianoforte e tastiere, Flavio Timpanaro al basso, voce secondaria, Stefano Magini alla batteria e Massimo Dolce alle chitarre e programmazione.

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Già in questo primo album (si spera nell’uscita di un secondo) la band dimostra subito di cosa è capace, la tecnica dei musicisti vine fuori in ogni una delle 9 tracce e raggiungono la vetta in “Misera Venere”, “Quantocamia” e “La Paura”. 46 minuti che scorrono via che è una bellezza tra canzoni cantate e strumentali, suonati con gusto e carisma con testi cantautoriali e ricercati, quasi ipnotici. L’ ispirazione principale è sicuramente verso il rock progressivo degli anni ’70 ma non mancano le strizzate d’occhio all’ alternartive rock, con un sapiente uso di strumentazione analogica e digitale e al progressive metal de L’estremo  viaggiatore. Insomma, un disco variegato ma compatto sotto tutti i punti di vista.

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The Homesman di Tommy Lee Jones (2014)

Film consigliato della settimana “The Homesman” scritto, diretto, prodotto ed interpretato da Tommy Lee Jones con Hilary Swank e Meryl Streep del 2014

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È raro trovare un western di questi tempi e ancor più raro trovarne uno così bello e innovativo, e Tommy Lee Jones ci regala un grande film che qui in italia è passato un po in sordina non uscendo nelle sale ma direttamente in home-video che consiglio caldamente a chi crede che il cinema moderno sia morto e sepolto.

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Ci troviamo nelle sterminate distese del Nebraska nel 1854 e Mary Bee Cuddy (Hilary Swank), donna intraprendente ma sola, si assume la gravosa responsabilità di andare a recuperare tre ragazze diventate pazze (originarie dell’est degli Stati Uniti) per portarle attraverso il fiume Missouri fino all’Iowa dove verranno accolte in una casa di cura; ma Mary Bee sa di non potercela fare da sola e si fa aiutare in questa impresa da George Biggs (Tommy Lee Jones), un rozzo vagabondo che stava per essere impiccato.

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Non voglio andare oltre con la trama perchè questo film voglio che venga scoperto in quanto nonostante sia molto recente non ha avuto la risonanza che meritava ed è molto interessante andare a scoprire i significati nascosti e i sottotesti.

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E in questo caso ne abbiamo tanti: a cominciare dallo stato sociale della donna nell’America a metà ‘800, in questo caso Mary Bee, che si trova costretta a lottare contro i clichè di un’ poca in cui le donne devono sposarsi e gli uomini si rifiutano di stare con quelle caratterialmente troppo forti; un altro punto cruciale sono le tre ragazze strappate dalle loro città d’origine e dalle loro comunità, inviate nel “far west” e catapultate nella selvaggia vita di frontiera, dove l’uomo rude coltiva la terra e alleva le bestie nelle steppe spazzate dal vento rubate agli indiani lontani dai villaggi; la loro pazzia è una forma di ribellione e di evasione da una realtà troppo cruda.

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Altro tema è il sogno americano che viene messo in dubbio dalla moralità delle persone che lo inseguono. La narrazione del film è giustamente lenta e il rapporto tra i personaggi e i rispettivi dialoghi hanno un che di Bergmaniano che lo elevano inoltre la fotografia fredda aiuta ad accentuare la situazione opprimente in cui si trovano.

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C’è tanta carne al fuoco in questo “The Homesman” piccolo capolavoro moderno che vi invito a recuperare

 

 

Wolfstone – The Chase (1992)

Disco della settimana “The Chase” della band scozzese Wolfstone prodotto da Phil Cunningham per la Iona nel 1992.

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Cambiamo di nuovo genere (come piace fare a me) e andiamo in Scozia con un gruppo Wolfstone, oggi poco conosciuto ai più ma che negli anni ’90 seppe farsi valere per essere stati tra i migliori  a saper mescolare l’energia del rock’ n’ roll alla tradizionale musica celtica tipica di quei luoghi.

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Fondati nel 1989 dal violinista Duncan Chisholm (vera anima del gruppo) si fecero subito notare con il loro primo disco Unleashed (1991) e da qui una serie di album ben strutturati per tutti gli anni ’90 per poi purtroppo cadere negli anni 2000 in una sorta di crisi che sembra non passare mai in cui le produzioni sono iniziate a diradarsi sempre di più così come le apparizioni dal vivo; a oggi (2016) il loro ultimo disco è Terra Firma del 2007, non esiste una pagina facebook ufficiale del gruppo, il sito risulta non funzionante e il loro ultimo live è del 2011.

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Il disco che vi consiglio è The Chaseseconda fatica del gruppo, sorprende per energia e vitalità segno dello stato di forma e del buon periodo che la band attraversava (e speriamo che possa tornarci!) e per l’alternanza di brani strumentali a  brani cantati sia dalla voce giovanile di Stuart Eaglesham cha da quella calda e pacata di Ivan Drever.

Si parte infatti con la strumentale “Tinnie Run” per poi passare a “Glass and the Can” cantata da Drever e “The Prophet” con Eaglesham alla voce. Già da questo inizio si capisce che la forza del gruppo sono l’aver fatto confluire vari genere e varie influenze, dal folk celtico del primo brano, al romanticismo del secondo fino al rock di facile presa del terzo (singolo di successo dell’album). Ed è così che si prosegue con “The Appropriate Dipstick” dove il basso molto funk di Neil Hay dialoga con la cornamusa di Dougie Pincock, il ritmo cala con il lento-romantico di “Flames and Hearts” con il dolce violino di Duncan Chisholm, e di nuovo lo strumentale “The £10 Float” di sicuro la perla dell’album dove una bellissima intro affidata alle chitarre acustiche di Eaglesham e Drever, lascia spazio al violino prima e poi aprirsi a tutti gli strumenti in un crescendo sempre più potente; ritorna la calma in “Close It Down” e “Jake’s Tune” per finire con il funk-rock di “Cannot Lay Me Down”, pezzo articolato di sei munti che chiude degnamente questo variegato e ispirato album.

Nella speranza che gli Wolfstone tornino ai fasti di un tempo vi consiglio questo album e tutti i loro altri.

La Valanga (Eternal Love) – Ernst Lubitsch

Film della settimana La Valanga (Eternal Love) diretto da Ernst Lubitsch nel 1929 con John Barrymore e Camilla Horn.

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L’addio al cinema muto da parte del grande regista tedesco Lubitsch è indubbiamente tra i migliori della Hollywood anni ’20 che ormai si preparava alla più grande rivoluzione della settima arte, ma mai mi sarei aspettato un dramma così crudo dall’inventore della commedia brillante classica. Il sonoro ormai è irrinunciabile ma negli studios americani ci sono in cantiere ancora parecchi film che per attirare l’attenzione del pubblico vengono distribuiti con una colonna sonora più vari effetti sincronizzati. La Valanga, in originale Eternal Love, vanta la presenza come protagonista di uno dei mattatori dell’epoca, il leggendario John Barrymore in gran forma, più spenta invece Camilla Horn.

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Il film, girato nelle montagne canadesi, racconta l’amore di due giovani ostacolato dalla diversa classe sociale (lei benestante, lui cacciatore) nella cornice della svizzera di inizio ‘800 (1806 più precisamente) che si trovava nel bel mezzo del conflitto tra la Francia guidata da Napoleone Bonaparte e l’Austria. L’intreccio ruota attorno al tradimento di Marcus Paltram (Barrymore) ai danni di Ciglia (Horn) con Pia (da sempre innamorata di lui) che approfitta dello stato di ebbrezza di lui dopo una festa. Il protagonista si vede costretto a sposare Pia e Ciglia cerca di dimenticare il tradimento subito convolando con il suo vecchio pretendente Lorenz Gruber.

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Ma una violenta valanga mette in seria difficoltà il piccolo paese, i due protagonisti si riscoprono innamorati ma il loro amore ora è ostacolato dall’intero villaggio e i due si vedono costretti a fuggire; Stremati dal freddo e dalla fatica e inseguiti dai cittadini non troveranno altra soluzione se non quella di andare incontro alla valanga nella speranza di poter coronare il loro sogno d’amore in un’altra vita.

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In questo film tanto massacrato dalla critica si possono trovare due forze, quella dell’amore e quella della natura in un lento crescendo che arriva al culmine in un finale amaro (come piace a me) che lascia poche speranze e che mette in luce una critica alla religione e al bigottismo di provincia troppo legato a millenarie tradizioni per poter lasciare spazio ai sentimenti umani. Dal punto di vista tecnico a Lubitsch non si può dire nulla, confeziona infatti un dramma umano come pochi sanno fare, azzeccando i tempi e curando molto le scenografie, per me assolutamente da vedere nonostante le critiche negative.

Andrea

 

 

Le Orme – Verità Nascoste

Primo disco di settembre 2016 che consiglio al rientro dalle vacanze: Verità Nascoste della band italiana Le Orme pubblicato nel 1976 per l’etichetta Philips.

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Nel 1976 qualcosa iniziava a cambiare nell’ambiente musicale mondiale e come al solito Le Orme sono tra i primi ad accorgersi di questo cambiamento, ovvero che ormai l’ondata del progressive rock inizierà lentamente a scemare lasciando il posto al punk e alla new wave.

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Il gruppo, reduce dal disco Smogmagica dell’anno precedente e soprattutto dal faticoso e ironico tour “Rock-Spray” trasferisce a Londra, in particolare nella casa-studio del famoso compositore greco Vangelis e nel grigiore della capitale britannica sforna un album molto particolare dal titolo Verità Nascoste.

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Tolo Marton viene sostituito alla chitarra da Germano Serafin, e infatti la differenza si sente perchè dal tocco blues del primo, si passa ad un rock più classico con il secondo e la composizione e l’arrangiamento delle canzoni da parte di Aldo Tagliapietra e Tony Pagliuca si fa più scarno rispetto al passato ma ancora molto affascinante nel passare da ballate come la title track o “Radio Felicità”  a incursioni di organo hammond e potenti drumming di Michi dei Rossi tipici del prog con “In Ottobre” (dedicata alla città di Londra) e “Vedi Amsterdam”; per poi passare al rock più puro di “Insieme al concerto”, “Regina al Troubadour”, “I Salmoni” o la splendida chiusura del disco con “Il gradino più stretto del cielo”.

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I testi di Pagliuca sono molto sempre più malinconici e come nei dischi precedenti vengono toccati anche temi importanti e non facili come la droga in Vedi Amsterdam; e la canzone Verità Nascoste anticipa la svolta “classicheggiante” che prenderà il gruppo con il disco Florian tre anni dopo.

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Un ottimo disco di fine estate che guarda già all’autunno.

Andrea

La morte corre sul fiume di Charles Laughton

Film consigliato della prima delle vacanze estive “La morte corre sul fiume” (The Night of the Hunter)  diretto da Charles Laughton nel 1955 con Robert Mitchum, Shelley Winters e Lillian Gish.

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Non vedevo l’ora di parlare di questo film ma allo stesso tempo nutro sempre un po di timore quando si parla di veri capolavori della storia del cinema per paura di non esserne all’altezza. Andiamo con ordine, questo è il primo e unico film diretto dal grande attore inglese Charles Laughton che ricordiamo in film come  La tragedia del BountyLa taverna della GiamaicaNotre DameTestimone d’accusa e da quel che si evince la voglia di esordire dietro la macchina da presa era tanta e sicuramente aver preso parte a tanti grandi film e aver lavorato con i migliori registi della sua epoca lo ha aiutato a “rubare il mestiere”; ovviamente ho messo tra virgolette questa espressione perchè di talento Laughton ne aveva eccome, doveva semplicemente essere aiutato a uscire fuori. L’occasione si presenta solo nel 1955 all’età di 56 anni quando il nostro riesce a trovare la storia giusta (ma soprattutto i fondi) da essere messa sul grande schermo.

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Ed ecco la storia: Ben Harper è un giovane padre di famiglia che non riesce ad avere una buona stabilità economica prende parte ad una rapina nel corso della quale rimangono uccise due persone e per questo verrà condannato a morte non prima di aver nascosto i soldi rubati in un posto segreto e rivelato solo ai suoi due figli John e Pearl. In carcere Ben conosce lo strano predicatore Harry Powell (Robert Mitchum) con la scritta “LOVE” tatuata sulle nocche della mano destra e “HATE” su quelle della sinistra. Harry cerca invano di farsi dire da Ben il nascondiglio della refurtiva ma ottiene solo una strana citazione. Uscito di prigione il sedicente pastore parte alla ricerca della famiglia di Harper, sposa sua moglie e cerca di instaurare un rapporto con John e Pearl ma i due bambini sono molto sospettosi nei suoi confronti. La madre scopre il piano di Harry ma questi la uccide, i bambini quindi sono costretti a fuggire su una piccola barca e si lasciano trasportare dalla corrente dove finalmente troveranno rifugio nella casa della anziana Rachel Cooper (Lilian Gish) che li accoglie grazie alla quale riusciranno mettere sotto scacco Harry.

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Visivamente questo film è un piacere per gli occhi, troviamo infatti una fotografia di Stanley Cortez in bianco e nero fortemente ispirata dall’espressionismo tedesco dell’epoca del muto con sequenze da manuale; la regia è tecnicamente perfetta, pulita e senza sbavature o eccessivi virtuosismi, Laughton usa ogni suo mezzo a disposizione per farci entrare nel vivo della narrazione dai giochi di luce con l’acqua o con la luna all’uso dei simbolismi e le sapienti musiche di Walter Schumann. Degna di nota la straordinaria interpretazione di Robert Mitchum e la partecipazione straordinaria della grande attrice del cinema muto Lilian Gish, qui in uno dei suoi pochi film sonori.

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Tanta era la voglia di esordire come regista ed esprimersi a pieno che Charles ci mette dentro tutto se stesso e come spesso accade per le cose fatte con il cuore il risultato artistico è eccellente ma la critica lo stroncò e gli incassi non furono dei migliori.  Vediamo il perchè.

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Le ragioni sono tante a partire dal miscuglio di generi (thriller, noir e un pizzico di fiaba) a cui il pubblico di allora non era abituato, la cupezza della storia e la critica al fanatismo cristiano sono solo alcune. È un film ricco di emozioni, sensazioni e di cosa da dire, un capolavoro da vedere e rivedere per chi ancora non lo conosce.

Andrea

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Iona – Beyond These Shores

Disco consigliato della settimana Beyond These Shores della band inglese Iona

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Il gruppo Iona si forma in Inghilterra alla fine degli anni ’80 e propone una musica che spazia tra il rock, il folk e la musica celtica con qualche venatura progressiva a mio modesto parere molto originale e molto fresca all’ascolto.

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Oggi vi presento il loro terzo album pubblicato nel 1993 sicuramente più maturo dei precedenti ma sicuramente ottimi Iona (1990) e The Book Of Kells (1992), la formazione è quella classica anni ’90 ovvero Joanne Hogg alla voce, Dave Bainbridge alla chitarra, piano e tastiere, Nick Beggs al basso, Terl Bryant alla batteria e percussioni e Mike Haughton al sassofono e vari flauti. Ma non è tutto perchè il disco vanta le preziosissime collaborazioni di nientepopodimeno che il chitarrista dei King Crimson Robert Fripp, Frank Van Essen al violino e Troy Donockley alla cornamusa irlandese detta “Uilleann pipes”.

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Un disco molto lungo questo, 15 tracce in tutto per un totale di 68,26 minuti, il mio consiglio è di ascoltare questo album in campagna e di lasciarvi trasportare dalle atmosfere celtiche che rimandano ai paesaggi inglesi come la suggestiva intro strumentale iniziale “Prayer on the Mountain”. Curioso l’utilizzo del sassofono in “Tresure” e nel crescendo finale della dolce “Beachy Head”, il secondo strumentale “View of the Island” è all’insegna delle chitarre, dei flauti e l’ arpa celtica in uno dei momenti folk più toccanti dell’album come l’onirica e potente Birds Of Heven dominata dalla voce soave di Joenne, dalla chitarra rock di Bainbridge e dal sax di Haughton. Molto rilassati gli altri due strumentali “Adrift” e “Machrie Moor” grazie al pianoforte, gli archi, i flauti e l’arpa con atmosfere sempre più celtiche con qualche richiamo alla new age. Chiude questa cavalcata di emozioni la trascinante title trak dominata la sublime voce della cantante.

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In conclusione un disco di atmosfere per chi vuole viaggiare con la mente.

Andrea

Una storia vera di David Lynch

Film consigliato di questa settimana è Una storia vera diretto David Lynch nel 1999.

Per la seconda volta nella sua carriera il tanto discusso regista David Lynch si cimenta con un biopic dopo The Elephant Man del 1980 quasi 20 anni dopo mette in scena la curiosa storia di  Alvin Straight (interpretato da un ormai ottantenne ma ottimo Richard Farnsworth) che venuto a sapere dell’infarto occorso a suo fratello Lyle decide di andare a trovarlo ad ogni costo e non potendo guidare un’ automobile si affida al suo trattorino rasaerba per percorrere 240 miglia (386 chilometri circa) dall’Iowa al Wisconsin.

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Qui il regista abbandona il surrealismo e si concentra sui personaggi e usa questo fatto realmente accaduto per parlare della condizione umana, della vecchiaia e della fratellanza. Alvin è un uomo molto anziano e gli acciacchi dell’età iniziano a farsi sentire, l’unico sostegno è sua figlia Rosie, incarnata da una bravissima Sissy Spacek (diventata famosa per il film Carrie – Lo Sguardo di Satana) e trovandosi di fronte a questo brutto male venuto al fratello mette da parte il suo orgoglio in quanto sappiamo che i due non si parlano da circa 20 anni (la causa non viene spiegata ma giustamente non è necessario) e seduto sul suo trattore percorre una lunga strada che in fondo è un po come ripercorrere la sua vita; tra incontri fortuiti, aiuti inaspettati e i suoi tanto amati temporali il nostro arriverà nel Wisconsin.

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Questo è un film lento (ma attenzione lento non significa noioso!) che va agli 8 km/h esattamente come il trattore di Alvin, un film fatto di silenzi, di sguardi, di strade lunghe e dritte ma anche di spiacevoli imprevisti che Lynch ci mostra con ampie panoramiche, magnifici campi coltivati, una fotografia calda e rassicurante con le pregevoli musiche di Angelo Badalamenti.

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Questo è un grande film che consiglio a chi si vuole fermare un attimo dalla vita stressante e dalla routine giornaliera e ha voglia di riflettere un attimo sulla propria esistenza e sui propri errori.

Andrea

Tangerine Dream – Cyclone

Disco consigliato della settimana: Cyclone dei Tangerine Dream.

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È facile perdersi nella vastissima produzione dei Tangerine Dream che conta più di 50 album, oggi vi presento uno dei miei preferiti ovvero Cyclone uscito nel 1978 per l’etichetta Virgin.

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Forse i maggiori rappresentanti del Krautrock questo gruppo sviluppa la sua musica soprattutto mediante l’utilizzo di parecchi sintetizzatori e sequencer privilegiando la musica strumentale e senza stancarsi mai di sperimentare, infatti il genere da loro prodotto talvolta viene definito anche musica d’ambiente o musica cosmica.

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In quel periodo però la band formata da Edgar Froese, Christopher Franke e Klaus Krieger si trovava in un punto di transizione dato che l’organista Peter Baumann lasciò il gruppo e al suo posto arrivò Steve Joliffe che introdusse per la prima volta la voce nella loro musica e ne venne fuori un disco che si avvicinava al rock progressivo nonostante i tempi ormai tardi per questo genere. Un album dal sapore molto Pink Floydiano è questo, che presenta sul lato A Bent Cold Sidewalk (13 minuti) una canzone dall’incedere marziale dato soprattutto dalla parte cantata con all’interno un intermezzo in pieno stile Krautrock-elettronico e Rising Runner Missed By Endless Sender  (4 minuti e 55) ovvero un ‘treno’ di batteria elettronica che viaggia spedito verso sonorità più oscure con timbri di tastiere molto taglienti e una voce da film horror di Mario Bava o Dario Argento.

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Chiude il disco la suite Madrigal Meridian (20 minuti e 32) che occupa l’intero lato B del vinile, anche qui la batteria è costante e ossessiva ma le atmosfere ricordano più dischi precedenti come Stratosfear o Sorcerer con l’aggiunto di virtuosi assoli di chitarra e di synth.

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Secondo me Cyclone è un buon modo per approcciarsi per la prima volta ai Tangerine Dream se ancora non li conoscete e avete voglia di un po di “trip” o di atmosfere cosmiche. Spero di esservi stato utile.

Andre

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