Ciao a tutti!

Il primo disco che consiglio è uno dei più importanti dischi del rock italiano, ovvero 17 Re dei Litfiba, pubblicato dalla I.R.A. Records nel dicembre del 1986. Sono molto legato a questo disco perchè lo ascoltai a 14 anni e fu “amore a primo ascolto”, nel senso che fu anche grazie ai Litfiba che scoprì il mio amore per la Musica e il mio avvicinamento allo studio della batteria.

Secondo capitolo della cosiddetta “Trilogia del Potere” iniziata con Desaparecido nel 1985 i Litfiba sfornano il loro capolavoro componendo ben 16 canzoni (la title-track, all’ultimo non venne inserita perchè considerata non all’altezza delle altre). Trovare un genere preciso a questo disco è impossibile perchè troviamo molte influenze (punk, rock, new wave, dark, folk), ogni canzone è un quadro a se stante sia per testi che per arrangiamenti o per atmosfere.

La formazione dei Litfiba è quella classica degli anni ’80 ovvero Antonio Aiazzi alle tastiere, Gianni Maroccolo al Basso, Ghigo Renzulli alle chitarre, Ringo de Palma alla batteria e Piero Pelù alla voce. Più un elemento molto importante, Francesco Magnelli, come tastierista aggiunto che aiutò il gruppo sia in fase di composizione che negli arrangiamenti. E proprio negli arrangiamenti che il disco acquista di importanza perchè il bassista Maroccolo volle differenziare ogni canzone proponendo timbri e sonorità diverse a ogni singolo brano, infatti si passa dal rock duro in canzoni come “Resta“, “Re del Silenzio” e “Cane” a citazioni blues in “Cafè,Mexal e Rosita“. Dai ritmi spagnoleggianti di “Vendette” e “Tango” alle sfumature arabe di “Oro Nero“, dalle atmosfere dolci di “Univers” “Sulla Terra” e “Ballata” a quelle dark di “Gira nel mio Cerchio” o “Febbre” e ancora le pregevoli “Pierrot e la Luna“, “Come un Dio” e “Apapaia” fino alla cavalcata finale e imperiale di “Ferito

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Degni di nota anche i testi di Pelù, molto ispirati con temi che vanno dal petrolio ai disastri nucleari, dal tradimento alla vendetta, dai nativi americani alla solitudine. Le tastiere di Aiazzi sono molto presenti ma è normale visto il periodo di pubblicazione, gli assoli di Ghigo Renzulli precisi ed efficaci accompagnati dalle solide linee di basso di Maroccolo.

In conclusione oggi vi consiglio un disco molto denso, pieno di spunti e di ispirazioni; allora buon ascolto e alla prossima!

Andrea

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