Il disco per questa settimana che vi consiglio è un vero gioiello del Progressive Rock Italiano: “Forse le lucciole non si amano più” del gruppo Astigiano Locanda delle Fate, album a cui sono molto legato perchè, insieme a ad altri 15/20 è stato tra quelli che più hanno suscitato emozioni estremamente positive.

Stranamente prima di apprezzarlo a pieno mi sono serviti 3 ascolti e con questo non voglio dire che si tratta di un disco difficile ma che forse il mio orecchio nel 2012 non era ancora molto preparato per un disco prog di nicchia, perchè infatti “Forse le lucciole..” uscì nel 1977 in sordina, anzi quasi completamente ignorato. Ci sono voluti gli anni ’90 per la riscoperta del prog anni ’70 e il 2010 per la reunion tanto attesa della Locanda delle Fate. Finalmente oggi questo album ha avuto il giusto riconoscimento e la giusta attenzione grazie anche al ritorno della band con l’attività live in Italia, europa, Messico e Giappone.

Ma facciamo un piccolo balzo indietro quando nel 1977 la band sforna questo capolavoro: La Locanda era già attiva dall’inizio degli anni ’70 in giro per i locali suonando prevalentemente cover dei grandi gruppi progressive sia italiani che stranieri, ma nel frattempo i nostri già iniziavano a tirare giù le prime linee delle proprie canzoni e a perfezionarle sempre di più. La formazione era molto ricca, infatti troviamo alla batteria Giorgio Gardino, al basso Luciano Boero, due tastieristi Michele Conta e Oscar Mazzoglio, e ben due chitarre suonate rispettivamente da Ezio Vevey e Alberto Gaviglio (i due facevano anche i cori e Alberto suonava che il flauto traverso) e la trascinante voce blues del carismatico Leonardo Sasso. Quest’ultimo aveva militato nel gruppo romano Le Esperienze ovvero i futuri Banco del Mutuo Soccorso, uno dei più grandi gruppi italiani e grande amico del loro font-man Francesco “Big” Di Giacomo.

Ciò che questa ampia formazione è riuscita a fare è lo splendido connubio tra musica e parole, ovvero una magica sincronia tra i ritmi in tempi dispari tipici del prog della batteria Giorgio Gardino insieme alle articolazioni di Michele Conta al pianoforte con il solido basso di Boero, le atmosfere rock-romantiche (pensiamo ai Camel) delle chitarre e del flauto di Alberto Gaviglio e Ezio Vevey insieme al tappeto di tastiere di Oscar Mazzoglio con la splendida voce di Leonardo Sasso. Il tutto impreziosito dai pregiatissimi testi scritti da Gaviglio, a tratti malinconici, a tratti romantici e a tratti pregni di nostalgia. Su tutte “Vendesi Saggezza”, canzone che parla di pazzia, magnifica conclusione di questo capolavoro con all’ultimo il rimando alla melodia iniziale di “A volte un istante di quiete”, bellissimo pezzo strumentale che apre il disco; come a conclusione di un cerchio e, naturalmente, come si usava all’epoca nei migliori concept album.

Non posso fare altro che consigliarlo caldamente a chi ancora non lo conosce!

Andrea

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