Disco della settimana “The Chase” della band scozzese Wolfstone prodotto da Phil Cunningham per la Iona nel 1992.

wolfstone20copy

Cambiamo di nuovo genere (come piace fare a me) e andiamo in Scozia con un gruppo Wolfstone, oggi poco conosciuto ai più ma che negli anni ’90 seppe farsi valere per essere stati tra i migliori  a saper mescolare l’energia del rock’ n’ roll alla tradizionale musica celtica tipica di quei luoghi.

wolfstone-the_chase-trasera

Fondati nel 1989 dal violinista Duncan Chisholm (vera anima del gruppo) si fecero subito notare con il loro primo disco Unleashed (1991) e da qui una serie di album ben strutturati per tutti gli anni ’90 per poi purtroppo cadere negli anni 2000 in una sorta di crisi che sembra non passare mai in cui le produzioni sono iniziate a diradarsi sempre di più così come le apparizioni dal vivo; a oggi (2016) il loro ultimo disco è Terra Firma del 2007, non esiste una pagina facebook ufficiale del gruppo, il sito risulta non funzionante e il loro ultimo live è del 2011.

3333070

Il disco che vi consiglio è The Chaseseconda fatica del gruppo, sorprende per energia e vitalità segno dello stato di forma e del buon periodo che la band attraversava (e speriamo che possa tornarci!) e per l’alternanza di brani strumentali a  brani cantati sia dalla voce giovanile di Stuart Eaglesham cha da quella calda e pacata di Ivan Drever.

Si parte infatti con la strumentale “Tinnie Run” per poi passare a “Glass and the Can” cantata da Drever e “The Prophet” con Eaglesham alla voce. Già da questo inizio si capisce che la forza del gruppo sono l’aver fatto confluire vari genere e varie influenze, dal folk celtico del primo brano, al romanticismo del secondo fino al rock di facile presa del terzo (singolo di successo dell’album). Ed è così che si prosegue con “The Appropriate Dipstick” dove il basso molto funk di Neil Hay dialoga con la cornamusa di Dougie Pincock, il ritmo cala con il lento-romantico di “Flames and Hearts” con il dolce violino di Duncan Chisholm, e di nuovo lo strumentale “The £10 Float” di sicuro la perla dell’album dove una bellissima intro affidata alle chitarre acustiche di Eaglesham e Drever, lascia spazio al violino prima e poi aprirsi a tutti gli strumenti in un crescendo sempre più potente; ritorna la calma in “Close It Down” e “Jake’s Tune” per finire con il funk-rock di “Cannot Lay Me Down”, pezzo articolato di sei munti che chiude degnamente questo variegato e ispirato album.

Nella speranza che gli Wolfstone tornino ai fasti di un tempo vi consiglio questo album e tutti i loro altri.

Annunci